Non è un segreto che alcune specie di formiche si dedichino all’allevamento gli afidi. Sebbene tecnicamente questo comportamento si chiami trofobiosi e venga definito come “associazione simbiotica tra due organismi, uno dei quali fornisce cibo all’altro”, non c’è molta differenza con gli allevamenti praticati dagli umani. Infatti ci sono formiche che si prendono cura di “greggi” di afidi, proteggendoli dai predatori, li spostano per garantirgli sempre nuovo cibo e, se la colonia diventa troppo numerosa, alcuni esemplari vengono uccisi per essere mangiati. Tutto questo lavoro al fine di ricavare la melata, una secrezione zuccherina che gli afidi producono a partire dalla linfa delle piante. Linfa che gli afidi prelevano in così grande quantità che una buona parte non viene assimilata e quindi rimane a disposizione delle formiche allevatrici.
Insomma i parallelismi con gli allevatori umani sono molti.
Un comportamento meno conosciuto è invece quello delle formiche che coltivano. Esiste infatti un intero genere di formiche, il genere Atta (conosciute anche come formiche tagliafoglie, poi vediamo perché), che coltiva i funghi, in particolare quelli della divisione Basidiomycota. Ogni specie di formiche Atta coltiva una particolare specie di funghi di questo tipo, e si nutre solo del micelio. Ovvero non del corpo fruttifero (che noi umani invece apprezziamo, mangiamo e chiamiamo impropriamente fungo) ma dell’apparato vegetativo formato dalle sottili ife che assorbono il nutrimento.

Il nome con il quale sono conosciute queste formiche tradisce il metodo con il quale praticano la coltivazione di questi funghi. Infatti, una delle caste di queste formiche, le operaie major, vanno in giro per il bosco a tagliare grossi pezzi di foglie e le portano nel nido. Il loro nido può essere gigantesco: profondo fino a 8 metri, con 2000 camere e 1000 ingressi, ospitando colonie di anche 8 milioni di individui. Qui dentro le operaie minor si occupano della vera e propria coltivazione, disponendo i frammenti di foglie in camere apposite, in lettiere che mantengono umide con la propria saliva: l’ambiente ideale per la proliferazione di quella specie di funghi.

Però, dal momento che lo spazio è poco e che si nutrono solo delle ife, le formiche devono evitare la formazione degli inutilmente ingombranti corpi fruttiferi e quindi raggruppano le ife e le legano in grappoli, impedendone quindi la crescita.
Non solo. Alcune formiche tagliafoglie portano sulla loro cuticola (ovvero il rivestimento esterno) alcuni batteri del genere Pseudonocardia e li trasportano sui funghi coltivati, comminandoci sopra. Questi batteri producono sostanze antibiotiche che proteggono il fungo coltivato dalle infezioni di altri funghi, questi però patogeni. In pratica, una lotta biologica alle infestazioni delle loro preziose coltivazioni.
Le società estremamente organizzate come le formiche sono in grado quindi di utilizzare tecniche molto avanzate per garantirsi risorse alimentari in abbondanza. E infatti quelle del genere Atta riescono in questo modo a concentrare milioni di individui in poco spazio.
E ci insegnano che anche allevare e coltivare non sono comportamenti esclusivi delle società umane.

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