Quel nucleo finale di indeterminazione

Bohr: Prima che possiamo afferrare qualcosa, la nostra vita è finita.
Heisenberg: Prima che possiamo capire chi e che cosa siamo, siamo finiti e ridotti in polvere.
Bohr: Sepolti da tutta la polvere che abbiamo sollevato.
Margrethe: E prima o poi, verrà il tempo in cui tutti i nostri figli saranno ridotti in polvere; e tutti i figli dei nostri figli.
Bohr: Quando non si prenderanno più decisioni, grandi o piccole che siano. Quando non vi sarà più indeterminazione, perché non vi sarà più conoscenza.
Margrethe: E quando tutti i nostri occhi saranno chiusi, quando anche i fantasmi saranno scomparsi, che cosa rimarrà del nostro beneamato mondo? Del nostro devastato e disonorato e beneamato mondo?
Heisenberg: Ma nel frattempo, in questa preziosissima frazione di tempo, qualcosa c’è. Gli alberi di Faelled Park. Gammertingen e Biberach e Mindelheim. I nostri figli e i figli dei nostri figli. Salvati, forse, da quell’unico breve istante a Copenaghen. Da un qualche evento che non sarà mai esattamente individuato o definito. Da quel nucleo finale di indeterminazione che sta nel cuore delle cose.

Copenhagen, battute finali dell’opera teatrale di Micheal Frayn, che ricostruisce l’incontro fra il fisico danese Niels Bohr e quello tedesco Werner Heisenberger, avvenuto nel 1941 nella Danimarca occupata dall’esercito tedesco.

Se volete saperne di più sul programma nucleare della Germania nazista, sull’incontro del 1941 che pose fine all’amicizia fra Bohr e Heisenberg e sui dilemmi etici che agitarono le menti di due premi Nobel, fatevi un favore: guardate quest’opera teatrale (link in fondo).

L’argomento, di per sé interessante, lo è ancora di più perché se ne parla molto poco. Il recente film di Christopher Nolan “Oppenheimer” narra ovviamente della ricerca per la creazione della bomba atomica nel versante statunitense, con un singolo breve accenno a Heisenberg. Ma mi sono sempre chiesto cosa fosse successo nella Germania nazista, che cosa impedì di arrivare all’obiettivo, pur partendo in netto anticipo.

Questo spettacolo non solo getta luce su tale quesito, ma mostra un lato fortemente umano della Scienza, del quale troppo spesso dimentichiamo l’esistenza ma che ne influenza enormemente il progresso e la direzione del progresso.

  • Spettacolo teatrale regia Mauro Avogadro con Massimo Popolizio, Umberto Orsini, Giuliana Lojodice: video su Rai Play
  • Copione tradotto in italiano da Maria Teresa Petruzzi e Filippo Ottoni: PDF.

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